Federigo Meninni
Il ritratto del sonetto e della canzone
I-II volumi, a cura di Clizia Carminati
pp. LXXXII+282 / 486
30
88-8234-056-2

Mal si comprenderebbe la posizione storica del libro se non si prestasse attenzione a un dato importante: l’autore del Ritratto è poeta egli stesso, lo è già da vent’anni prima della pubblicazione del trattato, e lo sarà ancora dopo. Egli scrive il libro quando l’epoca della poesia che ritrae è ancora in corso, quando i problemi da lui discussi non hanno ancora ricevuto soluzione. Lo scrive, di conseguenza, diversamente da come potrebbe scriversi sul marinismo a distanza di tre secoli, poiché egli scrive “dal di dentro”, per riprendere una efficace formulazione, “delle contraddizioni e della crisi del marinismo”. Ne discende che il libro, nel momento in cui vuole essere una guida per i giovani poeti, voglia essere anche una proposta di poetica e una vetrina di modelli da imitare; che si offra, cioè, come una soluzione ai problemi in discussione. Tutto ciò, si badi, non è immediatamente visibile, poiché il testo appare asciutto e affatto oggettivo, quasi che i consigli e gli esempi che vi si trovano fossero gli unici possibili; ma quella apparente oggettività è il frutto di tagli ideologicamente connotati il cui contenuto va integrato per comprendere la posizione storica del libro.