Ernesto de Martino
Etnografia del tarantismo pugliese. I materiali della spedizione nel Salento del 1959

pp. 480
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978-88-8234-146-6

La ricostruzione di come de Martino faceva ricerca, di quelle che erano non solo le tecniche e le pratiche, ma altresì lo stile e l’ethos del lavoro di terreno che si faceva con Lui e sotto la sua guida, questa ricostruzione credo sia specificamente utile. Se nel 1986 la ritenevo necessaria per decostruire lo stereotipo che mi sembrava si fosse sovrapposto alla figura di de Martino etnografo, oggi che quello stereotipo è stato demolito definitivamente, l’analisi delle pratiche di ricerca di colui che è stato anche un grande maestro dell’etnografia, può avere una importante funzione correttiva per l’autobiografismo estetizzante e in definitiva narcisistico che permea spesso la pratica etnografica contemporanea, frutto di letture “facili” della critica dell’autorialità e delle teorie interpretativiste in antropologia. Agli antipodi di ogni pratica “facile”, sul campo de Martino era e pretendeva che i suoi collaboratori fossero in primo luogo rigorosi: nei comportamenti, negli approcci, nell’uso degli strumenti di rilevazione, nel rispetto degli impegni presi, nel lavoro di riordino dei materiali raccolti. Questo rigore era sentito come un dovere a cui non si poteva derogare giacché, insieme all’impegno intellettuale, era garanzia della qualità scientifica, ma anche etica e politica, del lavoro che si stava facendo.