a cura di Marco Dogo e Armando Pitassio
Città dei Balcani, città d'Europa
Studi sullo sviluppo urbano delle capitali post-ottomane

pp. 331
18
978-88-8234-109-1

Nel secolo che corre dal Congresso di Vienna allo scoppio della I guerra mondiale l'assetto politico della penisola balcanica conobbe una profonda trasformazione. Là dove si espandeva da secoli il dominio diretto o indiretto dell'Impero ottomano sorsero una mezza dozzina di stati indipendenti.
Le nuove élite politiche e intellettuali, influenzate dalla cultura laica dell'Europa illuministica e romantica, guardarono con ammirazione e invidia ai modelli di società e stato dell'Europa occidentale. La trasformazione ebbe come protagoniste le città, e in particolare le nuove capitali, che dovevano proporsi come modello fisico e culturale per tutto il paese, nonché come collettore “naturale” delle sue risorse. Nell'assumere un aspetto “moderno ed europeo”, le capitali balcaniche erano incoraggiate a disfarsi delle vestigia “ottomane e orientali” dal comune sentire urbanistico del tempo, che guardava agli avanzi del passato come a un intralcio al risanamento delle città.
I contributi a questo volume collettaneo trattano del rinnovamento ottocentesco di Atene, Belgrado, Sofia, Bucarest, Budapest (città non balcanica ma investita da processi analoghi a quelli in corso più a sud-est), e tematicamente spaziano dalla circolazione dei modelli urbanistici e architettonici al mutamento dei costumi e alla crescita economica e demografica nelle capitali ufficiali, senza trascurare i casi alternativi di città che capitali non ebbero a divenire.