Giovanni Cerri
Dante e Omero
Il volto di Medusa

pp. 156
12
88-8234-364-2

Nel celebre episodio di Medusa nel IX Canto dell’Inferno il riecheggiamento omerico è indiscutibile. Da questo passo ha preso le mosse Giovanni Cerri per avviare una ricerca in grado non tanto di ravvisare i vari imprestiti omerici presenti nel poema dantesco, quanto piuttosto di far emergere “ciò che Dante doveva sapere di Omero”. Un sapere davvero non privo di significato ai fini della costruzione fantastica dantesca, e che spiega l’elogio tutt’altro che rituale tributato al “poeta sovrano” dell’epica antica, anteposto perfino al venerato Virgilio.
Attraverso tale percorso è venuta a profilarsi una nuova presenza figurale nel quadro dell’immaginario dantesco: l’esemplarità positiva dell’Ulisse omerico, ricercatore di verità, ma consapevole dei limiti imposti alla ragione umana, accanto e in contrappunto all’esemplarità negativa dell’Ulisse dantesco, ricercatore della verità ultima a dispetto del limite. L’uno sempre taciuto, ma costantemente pensato, omologo al Dante seguace di Beatrice, l’altro evocato di continuo nel corso del poema, omologo a sua volta al Dante seguace della “Donna gentile” e sedotto da false immagini di bene.