Piero Pellegrino
Alla fine dei sogni

pp. 116
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Il canto di Pellegrino, solitario ed ebbro, non rinuncia […] a lanciare le sue frecce raffinate. Il baratro del brutto e dell’infame è già pronto, ma il poeta non sembra temerlo, perché davvero solo la bellezza salverà il mondo. La calma è a nostra portata, il riposato e all’erta impulso della bellezza che discopre l’unico vero, sta sul bordo della nostra sera. (Gaetano Chiappini)

Ciò che conta nella poesia è l’autenticità dei sentimenti, l’essenzialità del linguaggio. Ciò è riscontrabile nella poesia di Pellegrino, che merita ogni lode e non credo di esagerare nel dire che questo poeta ben spicca nel panorama vario, frastagliato, mutevole della poesia contemporanea. (Carmine Chiodo)

Pellegrino rientra a pieno titolo in quella “linea” della letteratura italiana moderna che […] un giovane critico di formazione ed estrazione lombarda, Flavio Santi, ha indicato come la linea meridionale e borbonica della nostra letteratura, […] caratterizzata da uno stretto legame col surrealismo. […] I nomi di questa costellazione di poeti? Eccoli esibiti, in ordine alfabetico: Vittorio Bodini, Lorenzo Calogero, Bartolo Cattali, Libero De Libero, Alfonso Gatto, Leonardo Sinisgalli. A questa schiera finalmente e vittoriosamente ricondotta alla sua resistente testimonianza di cultura, di arte e di fede, io non avrei dubbi di associare il nome di Piero Pellegrino. (Donato Valli)


Piero Pellegrino, nato a Lecce, ha già pubblicato Litanie di san Martino, Lecce, Ed. Salentina, 1964 e Manni, 1993; Per quell’antico privilegio, Bari, Adda, 1980; Anemoni, Lecce, Manni, 1992; La voce chiara, Lecce, Manni, 1993; Remote terre, Lecce, Manni, 1995; Verso un gelido mare, Lecce, Manni 1997; Il cuore il canto le stagioni, Lecce, Argo, 1999; Per quell’antico privilegio, 2° edizione completa, Lecce, Argo 2002; La vera immagine, Lecce, Argo, 2002; Perduta memoria, Lecce, Manni 2004.