Giancarlo Baronti
Il buon uso dei santi San Martino e sant'Anna: tradizione scritta e autonomia folclorica

pp. 200
15
88-8234-337-5

Il saggio, attraverso un costante e puntuale riferimento alla documentazione etnografica, analizza i complessi mitico-rituali relativi a due rilevanti figure del sacro, san Martino di Tours e sant’Anna. Il primo scopo è quello di indagare sui complessi rapporti fra le tradizioni egemoni scritte e quelle subalterne orali, individuando i punti di contatto ma anche i processi di crescita e di diffusione autonoma della tradizione folclorica. Tale lavoro non esaurisce, però, il compito che si pone l’indagine antropologica: si è, quindi, cercato di mostrare come i complessi mitico-rituali relativi ai due santi abbiano costituito per le classi subalterne rurali un quadro di riferimento stabile e ricorrente mediante il quale è stato possibile, all’interno di precisi momenti del ciclo calendariale, riflettere in modo distaccato, partecipato e spesso anche ironico su alcuni nodi problematici relativi alla propria, specifica, condizione umana. Giancarlo Baronti, docente di discipline demo-etno-antropologiche all’Università di Perugia, ha indirizzato la sua attività di ricerca nella individuazione dei punti di attrito tra i processi egemoni di definizione della realtà e le istanze espresse da una pluralità di orizzonti normativi, storicamente determinatasi a livello subalterno. In tale direzione ha già pubblicato due saggi, uno (Coltelli d’Italia, Padova, Muzzio, 1986) in cui si analizzano gli aspetti sociali e materiali della “cultura del coltello” nelle classi popolari italiane e l’altro (La morte in piazza, Lecce, Argo, 2000) in cui si esaminano le credenze e le pratiche popolari connesse all’esecuzione capitale e ai suoi abituali protagonisti, individuando un modello di interpretazione e di utilizzazione “dal basso” del simbolismo mitico-rituale della morte in piazza, profondamente diverso da quello organizzato e trasmesso dall’autorità politica e religiosa. Di recente ha provveduto alla catalogazione e alla schedatura informatica della collezione di amuleti raccolta da Giuseppe Bellucci, conservata presso il Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria di Perugia, e ha curato l’esposizione permanente degli oltre mille e quattrocento oggetti di provenienza italiana e di rilevante interesse demologico.