Alessandro De Bianchi
Viaggi in Armenia, Kurdistan e Lazistan

pp. 328
16
88-8234-322-7

Un "giornale di viaggio" steso a Costantinopoli nel 1859 da un patriota italiano riparato in terre ottomane per sfuggire alla repressione austriaca e che, alla testa di un drappello della guardia imperiale turca, ha percorso per qualche anno le misteriose province asiatiche dell'impero, ha molte probabilitÓ di essere letto come un testo 'esotico'. NÚ ovviamente i pur competenti consigli di natura strategica che l'ufficiale indirizza al governo turco al fine di fronteggiare il pericolo russo e quello persiano convinceranno il lettore che lo scopo di questo 'resoconto' era solo quello di parlare di cose di guerra. De Bianchi ha consapevolmente costruito una sapiente "opera letteraria" che s'inserisce di diritto nel solco di un glorioso genere letterario ma, per fortuna, l'onesta curiositÓ dell'autore ha convogliato le informazioni generosamente raccolte lungo un versante di taglio prevalentemente antropologico, assicurando al lettore moderno una preziosa finestra su un mondo scomparso. Oggi tutto Ŕ mutato: l'impero ottomano non esiste pi¨, la diaspora di molte genti che De Bianchi incontr˛ nel suo viaggio ha sospinto intere popolazioni entro confini artificiali ma, proprio per questo, riappropriarsi del fondale geo-politico da cui hanno avuto origine molte delle tragedie che continuano a insanguinare quelle terre, rende almeno pi¨ comprensibile la complessitÓ dei conflitti che attraversano un'area cruciale del nostro mondo.