Ibico
Nel giardino delle vergini
testo greco a fronte, a cura di Eleonora Cavallini
pp. 166
13
88-8234-002-3

I versi di Ibico ci parlano di cose lontane, dell’amore struggente per fanciulli dallo sguardo magnetico, delle aride follie di Eros, del misterioso e incontaminato giardino delle Vergini, storie cantate in un ambiente elegante e spregiudicato qual era la corte del tiranno Policrate di Samo, centro tra i più raffinati del VI secolo a. C. Eppure quest’amore tormentoso, incessante, vera e propria malattia che strazia il corpo e l’anima, da cui non è possibile liberarsi, presenta tratti straordinariamente moderni. E accenti moderni ha il canto del poeta di Reggio che, sovrapponendo incessantemente immagini e metafore talvolta sfuggenti, dilata il dettato tradizionale della lirica arcaica sino a farle assumere contorni che oggi si direbbero surreali. Poeta espressionista ante litteram, Ibico fu ardito innovatore sia per la continua ricerca di inediti e sofisticati mezzi espressivi, sia per l’audacia con cui piegava ai propri fini il materiale mitico.