Jourdan Radickov
Il Verbljud e altre cronache di Cerkazki
traduzione, cura e introduzione di Danilo Manera
pp. 152
10
978-88-8621-111-6

Più il cronista interrompe la narrazione per dare voce animisticamente alla natura tutta, per chiamare in causa il lettore, per insistere su questo o quel particolare e poi approdare, infine, a una sballata (apparentemente) morale, più si resta ammirati dalla sua weltanschaung. E se l’epigrafe del libro è Sii inverosimile! e la vena di Radickov ha forti componenti surreali, è altrettanto forte in lui la componente illuministica. Insomma, l’aspetto magico ha dei risvolti di profondo realismo. Ma la sconsolata amarezza è talmente colorata di giocosità da poter essere accolta solo in filigrana.

Grazia Cerchi

Il lettore non solo godrà nel leggere questi racconti, ma si accorgerà che l’autore stesso lo guida a intendere le ragioni profonde della continua mancanza di confine tra reale e irreale, uomini e animali, passato e presente. Questo libro è anche attraversato da una sorta di sottile nostalgia per la creatività popolare, di ideologico rimpianto per le antiche storie del popolo bulgaro, fabulose, scritte secondo la tradizione sulle pelli dei verbljud catturati, e così lontane dal freddo, sterile automatismo delle istituzioni, dei modelli imposti dall’alto, della vita su misura obbligata.

Maria Corti

La tenerezza e la curiosità di Radickov, questo straordinario scrittore balcanico e universale, va tutta al patriarcale (ma non conservatore) mondo dei suoi campagnoli, che s’ostina a non scomparire. E tutto quanto succede in questo povero ed eccentrico paradiso terrestre è umanizzato, reso domestico e accessibile, quasi a controbilanciare l’assurdità del quotidiano. Su tale sfondo gli episodi seguono la logica di una narrazione orale, solo esteriormente ingenua: ogni fatto ne genera altri, è il trionfo della digressione, della storia dentro la storia, con una tecnica che Giuseppe Dell’Agata chiama del “dolcedicitore”, cioè di chi “sa raccontare con arte ad un pubblico addestrato ad ascoltare e godere di ciò che gli si racconta”.

Daniela Di Sora