Carmine Abate
Il muro dei muri
Storie di ordinario razzismo

pp. 218
10
978-88-8621-108-6

Una grande città tedesca, un piccolo paese mediterraneo, e, tra questi due mondi, attratti e respinti, uomini, donne, giovani, le loro storie, di ribellione e d’amore, drammatiche o comiche, ironiche o amare, di conflitti generazionali e di violenza. Strutturato in una ghirlanda di racconti Il muro dei muri è in realtà il romanzo che continua la saga cantata da Abate nella sua felice opera d’esordio, Il ballo tondo. Protagonisti sono ancora i suoi “Germanesi”: stranieri all’estero e in casa propria, si dibattono con furore e pudicizia tra le radici della propria epopea e il prosaico ingresso nella storia di un’Europa senza (?) muri, tra improbabili miti di ritorno, voglia d’integrazione e naziskin. Ma qui il canto del rapsodo s’incrina, diviene spesso riflessione, allarme, persino urlo: il risultato è una scrittura “civile” che non ha molti riscontri nella produzione letteraria del nostro Paese. Abate, intrecciando nel suo accattivante plurilinguismo (termini dialettali, tedeschi, arberesh, slang “germanese”) affabulazione e impegno civile, porta il lettore a confrontarsi con angosce remote e nuove speranze della società europea.