Alberto M. Sobrero
Hora de Baj
Antropologia e letteratura delle isole di Capo Verde

pp. 302
21
88-86211-53-8

Quando partii per le isole di Capo Verde mi proponevo di trovare una qualche pratica tradizionale e di comporre su ciò una monografia antropologica. In quest’ottica la prima parte della mia ricerca fu un fallimento: mi resi presto conto di quanto sarebbe stato falso offrire al lettore italiano l’immagine delle isole a partire da qualche tratto della tradizione africana o portoghese. Per la loro natura e per la loro storia, queste isole hanno prodotto una società complessa. Nei secoli le isole di Capo Verde sono state attraversate da tante storie diverse –l’espansione portoghese, il commercio degli schiavi lungo le rotte del Brasile e delle Antille, le scorrerie dei pirati, l’abbandono degli europei negli anni delle carestie, la fuga degli schiavi verso le zone interne, il formarsi di un mondo creolo, l’emigrazione- e ognuna di queste storie ha lasciato presenze, testimonianze.
Dovette passare del tempo prima che la macchina dell’interpretazione cominciasse a girare. Il punto di avvio del mio lavoro mi sembrò obbligato ed era la riflessione che gli stessi capoverdiani avevano fatto sulla propria cultura, il modo in cui, fra tante storie spezzate, riuscivano a raccontarsi: la letteratura e l’etnologia delle isole. Poi sarei tornato a capire il senso che in questa società ha assunto nei secoli l’impronta africana, le tracce di quella cultura che si formò lungo la rotta degli schiavi, quel che una volta legava la tabanca capovrdiana al candomblé brasiliano o al vodu haitiano.

Alberto M. Sobrero insegna Antropologia culturale presso il Dipartimento di Glottoantropologia dell’Università di Roma “La Sapienza”. Ha condotto ricerche sul campo in Paesi dell’Africa occidentale e in particolare nelle isole di Capo Verde. In questi ultimi anni ha partecipato a numerose ricerche nell’ambito delle società complesse, interessandosi in particolare ai problemi