Paolo Pellegrino
Teoria critica e teoria estetica in Th. W. Adorno

pp. 262
12.91
88-86211-93-7

A trentacinque anni dalla morte, Adorno è ormai un classico, freddo e distaccato come i suoi libri lievemente impolverati, ma circondato anche da un carisma che su alcuni argomenti resiste e sfida il tempo. Italo Calvino ha detto una volta che classico è “un autore che non ha mai finito di dire quel che ha da dire”. In questo senso, passati gli anni ruggenti del Sessantotto, tramontati tutti i miti, l’influenza di Adorno sul dibattito filosofico, se ha perso l’egemonia e lo smalto d’una volta, non è cessata del tutto. Non è possibile tuttora affrontare problemi-chiave come il decentramento del soggetto, la critica dell’ideologia, l’alienazione e la prospettiva della conciliazione, il modello teorico della dialettica, il paradosso dell’illuminismo, il discorso sulla modernità, senza porsi seriamente il “nodo” Adorno, senza confrontarsi criticamente con le sue tesi.
Scopo di questo volume è tentare di ricostruire il più fedelmente possibile il percorso intellettuale di Adorno, senza sforzarsi di saldare in un’astratta coerenza le tensioni irrisolte del suo pensiero. Articolato in tre capitoli, ognuno dei quali esamina un aspetto cruciale della sua costellazione concettuale, il libro intende focalizzarne i tre principali centri propulsori: l’intreccio di teoria critica e teoria estetica, la tensione dialettica che si accende nel rapporto soggetto-oggetto e teoria-prassi, la disincantata presa d’atto della situazione di illiberalità in un “mondo completamente amministrato” e la formulazione di una teoria critica della morale. In un costante ed incisivo confronto con la critica, il libro tiene fermo quell’esile filo di speranza che animava, nonostante tutto, il progetto teorico di Adorno: il sogno impossibile che l’arte avrebbe redento il mondo.